Caro giovane metallaro,
lo so, odi il tono con cui sto iniziando questa lettera. L'avrei odiato anche io alla tua età. Ma fammi un piacere, metti da parte il tuo cd dei Job For A Cowboys e spendi due minuti per ascoltarmi. E scusami se ti tratterò come se tu fossi mio fratello minore. Non lo sei, lo so benissimo. Tu la odi la tua famiglia. Ma se c'è una parola che riesce a definire in pieno ciò che accomuna noi metallari, questa è "fratellanza".
Lo sai anche tu.
L'hai provata la prima volta che sei stato ad un concerto. La prima volta in cui hai sentito la "botta" e hai pensato "questa è la mia vita". La prima volta che hai imbracciato la tua Ibanez e hai messo il distorsore al massimo: senza distorsione non è una chitarra.
Fratellanza, mio caro, che solo io e te possiamo capire davvero. E sai perchè io posso capirla? perchè anche io ho avuto un "fratello maggiore" (molti, in verità) che mi hanno preso da parte e mi hanno fatto questo discorso. Vuoi vedere i miei fratelli maggiori? Li potrai incontrare al prossimo concerto degli Iron o dei Metallica. O degli Slayer. Non hanno più i capelli lunghi. Qualcuno di loro non ha nemmeno più i capelli. Hanno la pancetta che straripa dalle giacche con le toppe e i pantaloni di pelle che ti faranno morire dal ridere. Esattamente come facevano ridere me, alla tua età.
Adesso guardali, però.
Hanno portato i loro figli. Sono orgogliosi delle magliette dei loro figli. Alle volte sanno a mala pena dire il proprio nome, quei bambini, ma fanno su e giù con il capoccione. Guarda i loro occhi e dimmi cosa vedi. Sono metallari. Come te. I miei fratelli maggiori. E gli voglio bene anche quando si fanno crescere i baffoni come Lemmy o quando fanno a gara a chi beve più birra. Per poi tornare a fare i padri e le madri. A vivere nella merda di tutti i giorni. A testa alta. Con le schiene di ferro.
E un giorno anche tu sarai fratello maggiore di qualcuno. Ci litigherai, come io posso litigare con te. Tu pensi che gli Slayer siano "moscetti", io cerco di farti capire che Dave Lombardo è Dave Lombardo. Tu mi dici che non sai chi siano i Death e io ti racconto la triste (e terribile) storia di Chuck Schuldiner. E ti spiegherò perchè, quando morì, fu peggio che una mazzata sul naso. Tu non capirai, ma sarà bello cercare di fartelo capire. Ti racconterò di come è cambiato il modo di pogare così come i miei fratelli maggiori mi spiegarono l'headbanging. Lo facciamo perchè è così che si fa, fra fratelli. Ma prima di questo, prima di raccontarti di quella volta in cui vidi un pogo di trecento persone fermarsi perchè un ragazzo era caduto e rischiava di farsi male, prima di raccontarti di quella volta in cui un tizio disse che le ragazze non potevano pogare ed è stato sfanculato da una cinquantina di metallari mezzi sbronzi, prima di tuto questo, voglio che accendi il tuo iPod e metti al massimo la canzone che ho usato come titolo di questo, che non è un post. E' una lettera.
La campana suona per te, fratello mio.
C'è una cosa che devi sapere. Il motivo per cui ho deciso di scriverti questa lettera. Ieri mi è capitato di ascoltare una canzone dei Satyricon alla radio. Non una radio qualsiasi, però. Era Radio Bandiera Nera. La radio dei fascisti. Ecco, ho avuto paura. Perchè ci sono alcune cose che devi avere ben chiare, fratello. Noi non siamo loro. Noi non siamo un mucchio di cose, giusto? anzi, "no" è la prima parola che abbiamo detto. Ma soprattutto noi non siamo loro. Lo sai chi ha inventato l'Heavy Metal? Questi due signori qui. Toni Iommi e Rob Halford. Senza la chitarra del primo non esisterebbero le distorsioni esasperate che, lo so, alle volte, sono l'unica cosa che ti permette di alzarti dal letto. Guardalo bene. E l'altro? Per te, come lo erano per me, i Judas Priest sono roba stantia. Ma ascoltami, ascoltami bene. Senza quel tizio segaligno non esisterebbe tutta l'epica del Metallo. La vera epica. Non quelle cazzate di spade e draghi. Tu sai di cosa sto parlando. Quella sensazione di avere una schiena di ferro. Di non appartenere, non del tutto, a questa realtà.
Ecco, è merito suo.
Sai cosa farebbero i nazisti di questi due signori? Ti dico solo questo: Rob Halford è dichiaratamente omosessuale. Riflettici. E Toni Iommi? Chiedigli cosa pensa della cannabis o di chi adora seguire la massa sbraitante. Non farti fregare. La nostra è "arte degenerata" e se anche qualche imbecille scandinavo può pensarla diversamente, chiediti cosa farebbe Mussolini di tizi tatuati e capelloni. O dove li manderebbe Hitler.
Riflettici, ti prego, perchè ogni generazione di metallari ha il suo compito. La mia generazione ha dovuto difendere il Metallo dal "politicamente corretto" che trasformava ogni delitto, ogni "devianza" in una scusa per mandare al rogo le nostre band. E il compito della tua, caro fratello, è quello di fare in modo che la campana di metallo non suoni a morto. Ma continui a battere. Di fratello in fratello. Di cuore in cuore. Che non diventi una scusa per uccidere ciò per cui siamo nati: la libertà.
So che adesso stai bofonchiando dandomi del vecchio rincoglionito, é così. Ma so anche che hai capito. Perchè grazie a questo muro di distorsione, grazie a questi mondi che per la maggior parte del gregge sono solo "rumore" (stai sogghignando come sto sogghignando io?), grazie a questa musica "machista e puzzolente", grazie a tutto questo tu ed io abbiamo qualcosa in comune. Qualcosa che vale molto. Qualcosa da non svendere.
Quindi scusa per il mio tono,
un fratello
venerdì 20 novembre 2009
giovedì 19 novembre 2009
Den Hvite Guden
A quanto pare presto (in marzo/aprile) torneranno gli antichi dei a fare piazza pulita di monoteisti e plebaglia.
Gli antichi dei, naturalmente, amano gli artisti - quindi io sono a posto. Mi aspettano lunghe cavalcate a accanto ad Odino discutendo sulla differenza fra un Marshall e un Peavey, languide fanciulle che alleviano il "mal di vivere" tipico di noi Eletti, e via così.
Per voi, invece, bè ragazzi, è la vita giusto? Se volete un consiglio, visto che una volta ristabilito l'Ordine Cosmico (abolizione di diritto di parola per i Non Baciati Dagli Dei Con L'Apostrofo Nel Cognome Nonchè Miscredenti Del Metallo) qui c'è la vostra ultima possibilità di dire la vostra su un libro (quando gli Antichi Blablabla, per poter possedere un libro si dovrà dimostrare di meritarselo).
PS
Dimenticavo: Mele, ha finito di dire la sua sul W. Fatela contenta e lasciatele uno "gne gne gne".
Gli antichi dei, naturalmente, amano gli artisti - quindi io sono a posto. Mi aspettano lunghe cavalcate a accanto ad Odino discutendo sulla differenza fra un Marshall e un Peavey, languide fanciulle che alleviano il "mal di vivere" tipico di noi Eletti, e via così.
Per voi, invece, bè ragazzi, è la vita giusto? Se volete un consiglio, visto che una volta ristabilito l'Ordine Cosmico (abolizione di diritto di parola per i Non Baciati Dagli Dei Con L'Apostrofo Nel Cognome Nonchè Miscredenti Del Metallo) qui c'è la vostra ultima possibilità di dire la vostra su un libro (quando gli Antichi Blablabla, per poter possedere un libro si dovrà dimostrare di meritarselo).
PS
Dimenticavo: Mele, ha finito di dire la sua sul W. Fatela contenta e lasciatele uno "gne gne gne".
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Marzo
martedì 17 novembre 2009
GB 84

23000.
Immaginate un governo che smantelli un tessuto di solidarietà sociale vecchio di secoli. Dall'oggi al domani. Immaginate un governo che convinca le persone che possono diventare ricche. Dall'oggi al domani. E che il trucco per diventare ricchi sia quello di lasciare affondare quelli che non ce la fanno. Immaginate una democrazia che impazzisce. Immaginate un'antica democrazia che barcolla. Immaginate cani al guizaglio. Immaginate manganelli. Immaginate camionette agli incroci. Immaginate gente che sparisce. Immaginate i giornali che urlano. I giornali che urlano. I giornali che urlano: menzogne. Immaginate pestaggi. Passamontagna. Picchetti. Picchetti. Picchetti. Braccia incrociate. E ancora picchetti.
23000 posti di lavoro.
Immaginate King Arthur.
23000 famiglie.
Nel 1984, in Gran Bretagna, avvenne il più importante sciopero degli ultimi cinquant'anni. Forse il più importante del secolo. Probabilmente, l'ultimo. I minatori scioperarono sedici mesi contro la chiusura dei loro pozzi. Sedici mesi. Immaginate sedici mesi di tensioni, provocazioni, infiltrati, crumiri, attentati, cariche, lacrimogeni, lacrime, lacrime, lacrime. E sangue. Un mucchio, un fiume, un cazzo di oceano di sangue.
23000.
David Peace è uno scrittore sottovalutatissimo. Nella migliore delle ipotesi viene bollato come un clone di Ellroy. Tutte cazzate. David Peace è un altro mondo. Per fortuna. David Peace è un grande scrittore britannico. Uno scrittore britannico dell'Ottocento trapiantato nello schifo del giorno d'oggi. Uno scrittore che scrive cose terribili in maniera durissima. Uno a cui non interessa la massa. Interessa l'impatto. Uno scrittore che per poter mettere a fuoco la Gran Bretagna se ne è andato in Giappone.
Ventitremila disoccupati.
Uno scrittore a cui devo molto, ogni giorno di più (vedrete, capirete).
Da un giorno all'altro: venti tre mila.
David Peace, all'epoca, nel 1984, andava a scuola. Suo padre non era un minatore. David Peace pensava che suo padre fosse lo Squartatore dello Yorkshire. Non lo era. (Sono altri quattro libri di cui vi parlerò, prima o poi.) Suo padre non era un minatore. Ma lo erano i padri dei suoi compagni di scuola. Immaginate sedici mesi di sciopero. Sedici mesi senza stipendio. Sedici mesi con le radio e le televisioni che sbraitano contro di voi. Sedici mesi a elemosinare denaro dalle collette. Sempre più magre. La tenacia. Le lacrime.
I panini alle patate e tonno.
I panini alle patate.
I panini e basta.
Poi, nemmeno più quello.
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domenica 15 novembre 2009
Democracy Is The Voice Of Shit?
Simon Wiesenthal dichiarò di essere molto preoccupato da quelle persone che usavano troppe volte la parola “libertà”. E reputava pericolosi i partiti che la sbandieravano addirittura nel NOME. Perché, mi sono sempre chiesto, uno che si è fatto i campi di concentramento ha così paura di una parola che, invece, dovrebbe rassicurarlo? Perché la parola libertà è il cuore dell’essere umano. E il cuore è fragile. Va protetto. Inoltre: che rumore fa il cuore? Un bel quattro quarti come nell'intro di Refuse/Resit. Un movimento sistole/diastole.
Tump.
Tump.
La libertà è il fulcro attorno a cui ruotano due fazioni/pulsioni contrastanti. Quelli che la libertà la vogliono e quelli che vogliono negarla. Uno spinge da una parte, l’altro fa muro alla parte opposta. A seconda della tensione la libertà si espande o si ritrae. Alle volte ci vogliono secoli. Alle volte, molto meno.
Quando negli anni Novanta uno dei miei pacati filosofi di riferimento diceva “Democracy Is The Voice Of Shit” intendeva dire, alla maniera di Pascal (ovvero sorseggiando un the alla valeriana e fumando la pipa), che una democrazia, per essere tale, deve dare voce anche alla merda. Intesa proprio come categoria ontologica (credo, ancora non c’è accordo fra gli esegeti). Questione di contesto storico. Gli anni Novanta erano un periodo di espansione delle libertà. Adesso, a distanza di dieci anni, le cose sono radicalmente mutate. Perchè negli anni Novanta non si è stati abbastanza attenti. Ricordate il discorso sul "valorizzare le radici?". Ecco i risultati.
Così, mi viene da chiedere: Okay, la democrazia è la voce della merda, ma - Max - la merda permette la democrazia?
Prendiamo questo. La vicenda di Saviano la conoscete tutti. Un tizio, giovane, si mette a scrivere un libro. In questo libro racconta, in maniera molto semplice (la semplicità della scrittura di Saviano è la chiave del suo successo – e quello della sua sfiga come autore, essere monumento prima ancora che letto) i meccanismi e i movimenti della Camorra. So che molti, penso la maggioranza, dei miei lettori vivono a Sud della linea Gotica. Molti di loro mi scrivono e mi raccontano delle difficoltà che si hanno anche solo a respirare, in certi luoghi. Luoghi a cui sono legato, per sangue, passione e amicizie. Saviano racconta tutto questo. Saviano finisce sotto scorta.
Salutare la parola libertà, please. A meno che non troviate incredibilmente cool passare il vostro compleanno all'Asinara.
Saviano lavora per aumentare il concetto di libertà. Fa parte di quelli che spingono e spingono contro il muro della repressione. Usa la sua libertà di parola per darla a un bel po’ di persone, milioni (milioni, cazzo!) a cui la libertà è negata. In Italia. Non in Iran. Non in Corea.
In Italia.
L’Italia è una democrazia. In Italia anche la merda ha diritto di parola. Ed ecco, infatti, che la merda inizia a sbraitare. La merda è sempre "ironica" e "appassionata". Plebe schifosa mossa da desideri grandefratelleschi (notorietà), invidie, rancori. E stupidità perchè la plebe ama la censura. Mi correggo. Ama l'IDEA della censura come ama l'IDEA del manganello. La plebaglia non ha mai brillato per intelligenza. Se lo credete, andate a rileggervi Baudelaire - ci penserà lui a farvi cambiare idea.
Da un punto di vista strettamente sociologico la cosa è divertente. I maggiori critici letterari attualmente in circolazione, ovvero gli unici a comprendere per primi la potenza dell’opera di Saviano, sono dei buzzurri armati di Ak-47.
Il concetto di libertà si sta restringendo. Pericolosamente. Dico pericolosamente non perchè qualcuno si sia appostato sotto casa mia, o casa vostra, per corcarvi di legnate per aver detto qualcosa. No, lo dico perchè ormai il concetto di "libertà come qualcosa che esclude anzichè includere" è diventato un nostro automatismo.
Pensate alla satira. Uno strumento che usa e ha sempre usato il corpo come metodo per colpire il potere. Da Petronio a Luttazzi. Ma se è il potere stesso a usare il corpo come strumento di oppressione? Se è il potere stesso che usa la battutina, l’ammiccamento, la palpatina, la parolaccia, l’insulto reiterato, lo shock, la risata preregistrata simile a manganello & olio di ricino? Se è il potere che usa Deleuze e i situazionisti?
Allora bisogna fare un passo indietro. Ragionare. Capire che la parola libertà richiede responsabilità. E intelligenza. Se uccido un assassino, sono un assassino. Punto. Se uso il linguaggio del tiranno, lo rafforzo.
Sono tempi strani i nostri. Tempi di camorristi che ne capiscono di letteratura, di ragazzi coraggiosi costretti a vivere come topi, di plebe che si atteggia a popolo, di grida scomposte come riflessioni. Tempi in cui si scorreggia a tavola come esempio di bon ton, si danno pacche sul culo come esempio di pari opportunità. Attenzione, perchè, se la parola "libertà" non torna sinonimo di "responsabiltà", si sarà OBBLIGATI a mettersi le dita nel naso, si PRETENDERA' di essere presi a pacche sul culo e...
Lo so, non ci credete.
Lo so, è il solito apocalittico.
Lo so, i sorrisini di compassione.
Okay. Magia Nera.
Immaginate di essere omosessuali o comunisti o fascisti o lesbiche o donne-con-i-capelli-corti o ebrei o una combinazione di una o più di queste possibilità. Immaginate di volere un posto in cui essere, per la prima volta, liberi. Liberi di vivere la vostra sessualità, la vostra ideologia. Di esprimere pensieri e parole che sono contro ogni senso comune. A voi il senso comune sta incredibilmente stretto. Immaginate di tornare indietro nel tempo. Il primo posto in cui avreste avuto VERA libertà di espressione, nella storia, era una città magnifica. Berlino. La Berlino degli anni Venti.
E adesso mettete da parte i sorrisini del cazzo e compratevi il Volkische Beobachter.
Tump.
Tump.
La libertà è il fulcro attorno a cui ruotano due fazioni/pulsioni contrastanti. Quelli che la libertà la vogliono e quelli che vogliono negarla. Uno spinge da una parte, l’altro fa muro alla parte opposta. A seconda della tensione la libertà si espande o si ritrae. Alle volte ci vogliono secoli. Alle volte, molto meno.
Quando negli anni Novanta uno dei miei pacati filosofi di riferimento diceva “Democracy Is The Voice Of Shit” intendeva dire, alla maniera di Pascal (ovvero sorseggiando un the alla valeriana e fumando la pipa), che una democrazia, per essere tale, deve dare voce anche alla merda. Intesa proprio come categoria ontologica (credo, ancora non c’è accordo fra gli esegeti). Questione di contesto storico. Gli anni Novanta erano un periodo di espansione delle libertà. Adesso, a distanza di dieci anni, le cose sono radicalmente mutate. Perchè negli anni Novanta non si è stati abbastanza attenti. Ricordate il discorso sul "valorizzare le radici?". Ecco i risultati.
Così, mi viene da chiedere: Okay, la democrazia è la voce della merda, ma - Max - la merda permette la democrazia?
Prendiamo questo. La vicenda di Saviano la conoscete tutti. Un tizio, giovane, si mette a scrivere un libro. In questo libro racconta, in maniera molto semplice (la semplicità della scrittura di Saviano è la chiave del suo successo – e quello della sua sfiga come autore, essere monumento prima ancora che letto) i meccanismi e i movimenti della Camorra. So che molti, penso la maggioranza, dei miei lettori vivono a Sud della linea Gotica. Molti di loro mi scrivono e mi raccontano delle difficoltà che si hanno anche solo a respirare, in certi luoghi. Luoghi a cui sono legato, per sangue, passione e amicizie. Saviano racconta tutto questo. Saviano finisce sotto scorta.
Salutare la parola libertà, please. A meno che non troviate incredibilmente cool passare il vostro compleanno all'Asinara.
Saviano lavora per aumentare il concetto di libertà. Fa parte di quelli che spingono e spingono contro il muro della repressione. Usa la sua libertà di parola per darla a un bel po’ di persone, milioni (milioni, cazzo!) a cui la libertà è negata. In Italia. Non in Iran. Non in Corea.
In Italia.
L’Italia è una democrazia. In Italia anche la merda ha diritto di parola. Ed ecco, infatti, che la merda inizia a sbraitare. La merda è sempre "ironica" e "appassionata". Plebe schifosa mossa da desideri grandefratelleschi (notorietà), invidie, rancori. E stupidità perchè la plebe ama la censura. Mi correggo. Ama l'IDEA della censura come ama l'IDEA del manganello. La plebaglia non ha mai brillato per intelligenza. Se lo credete, andate a rileggervi Baudelaire - ci penserà lui a farvi cambiare idea.
Da un punto di vista strettamente sociologico la cosa è divertente. I maggiori critici letterari attualmente in circolazione, ovvero gli unici a comprendere per primi la potenza dell’opera di Saviano, sono dei buzzurri armati di Ak-47.
Il concetto di libertà si sta restringendo. Pericolosamente. Dico pericolosamente non perchè qualcuno si sia appostato sotto casa mia, o casa vostra, per corcarvi di legnate per aver detto qualcosa. No, lo dico perchè ormai il concetto di "libertà come qualcosa che esclude anzichè includere" è diventato un nostro automatismo.
Pensate alla satira. Uno strumento che usa e ha sempre usato il corpo come metodo per colpire il potere. Da Petronio a Luttazzi. Ma se è il potere stesso a usare il corpo come strumento di oppressione? Se è il potere stesso che usa la battutina, l’ammiccamento, la palpatina, la parolaccia, l’insulto reiterato, lo shock, la risata preregistrata simile a manganello & olio di ricino? Se è il potere che usa Deleuze e i situazionisti?
Allora bisogna fare un passo indietro. Ragionare. Capire che la parola libertà richiede responsabilità. E intelligenza. Se uccido un assassino, sono un assassino. Punto. Se uso il linguaggio del tiranno, lo rafforzo.
Sono tempi strani i nostri. Tempi di camorristi che ne capiscono di letteratura, di ragazzi coraggiosi costretti a vivere come topi, di plebe che si atteggia a popolo, di grida scomposte come riflessioni. Tempi in cui si scorreggia a tavola come esempio di bon ton, si danno pacche sul culo come esempio di pari opportunità. Attenzione, perchè, se la parola "libertà" non torna sinonimo di "responsabiltà", si sarà OBBLIGATI a mettersi le dita nel naso, si PRETENDERA' di essere presi a pacche sul culo e...
Lo so, non ci credete.
Lo so, è il solito apocalittico.
Lo so, i sorrisini di compassione.
Okay. Magia Nera.
Immaginate di essere omosessuali o comunisti o fascisti o lesbiche o donne-con-i-capelli-corti o ebrei o una combinazione di una o più di queste possibilità. Immaginate di volere un posto in cui essere, per la prima volta, liberi. Liberi di vivere la vostra sessualità, la vostra ideologia. Di esprimere pensieri e parole che sono contro ogni senso comune. A voi il senso comune sta incredibilmente stretto. Immaginate di tornare indietro nel tempo. Il primo posto in cui avreste avuto VERA libertà di espressione, nella storia, era una città magnifica. Berlino. La Berlino degli anni Venti.
E adesso mettete da parte i sorrisini del cazzo e compratevi il Volkische Beobachter.
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mercoledì 11 novembre 2009
La tempesta perfetta (un'antipatica proposta)
Il 31 ottobre del 1991, per una serie di concatenazioni casuali di eventi climatici si verificò quella che passò alla storia come la "tempesta perfetta". Uno di quegli avvenimenti che fanno la gioia dei climatologi (e di Francesco, immagino, vista la data...). Mettetevi però nei panni di quei pescatori che ci finirono in mezzo. E nemmeno la Canalis sotto mano.
In questi giorni mi sono arrivate un po' di mail. Qualcuna, molto simpatica, mi chiedeva se Jena Metzgeray avesse un alibi per il 6 Novembre. La risposta è ovvia. No, non ce l'ha. Un paio, casualmente di due giovani donne, casualmente entrambe libraie (di cui una a me molto cara), erano molto "sul pezzo". Ovvero: ebook, sconti, librerie, catene... Libri.
Si poteva prevedere la tempesta dell'Halloween del 1991? No. Non lo era all'epoca e non lo sarebbe adesso. Presente l'Effetto Farfalla? Quella roba lì. Troppe variabili. Troppe variabili tutte insieme. Questione di probabilità. Probabilità minime.
Chiedermi cosa ne penso del lettore di ebook è una domanda che non ha un granchè senso. Cos'è un lettore ebook? Una tecnologia. Ehi GL, che ne pensi del tostapane? Dipende dall'uso che ne fai. Se me lo dai in testa, bè, non prendertela se poi m'incazzo. In linea di massima penso che il vantaggio maggiore sia quello di abbattere meno alberi. Che male non fa. Ma il lettore ebook è un po' più di un tostapane. E' più simile ad una Beretta. E il dito sul grilletto ce l'avranno - fra breve - milioni di italiani. Come ce l'hanno, già adesso, milioni di americani, inglesi e via così. La bocca da fuoco è sulla tempia di un mucchio di persone. E siccome ho visto due volte di troppo Il Cacciatore, temo di sapere che fine farà quel mucchio di persone.
Bang.
Non prendiamoci in giro. Quando si può ottenere qualcosa gratuitamente, lo si prende. E' successo per la musica e succederà per i libri. Ci sarà anche qualcuno che imbastirà un bel po' di "buoni motivi", ma saranno sempre e comunque buoni motivi per farsi i cazzi propri. E cioè non pagare il lavoro di altri. Chi ci guadagnerà? Chi ha già un mucchio di quattrini. I Nine Inch Nails possono permettersi di fare dischi e lasciarli scaricare gratuitamente. Ottima pubblicità, il conto in banca di Reznor è già bello grasso e in più ci sono i live. Un concerto non lo puoi scaricare gratuitamente. Mi si può dire che gente come i Wu Ming già mette a disposizione i propri testi in maniera gratuita. E non perdono copie vendute. Ovvio: leggere seicento pagine dallo schermo di un computer è una cosa da suicidi. Farlo da un Kindle sarà molto, molto diverso. Riparliamone fra 3 anni.
Azione: emorrargia di guadagni. Reazione delle case discografiche (o editrici, se seguite il mio ragionamento): costruiamo tanti piccoli Britney Spears. E l'oceano diventa sempre più rosso.
La tempesta perfetta non toccò petroliere o portaerei. Colpì pescatori. Senza Canalis.
Non so voi, ma una cosa che trovo straordinaria è la possibilità di entrare in un negozio e trovare quello che NON stavo cercando. Mi capita nelle librerie. Il libraio, che non è un commesso, cerca di capire i miei gusti e mi indirizza verso libri che pensa potrebbero interessarmi. Nelle catene o su IBS e simili, io trovo quello che cerco. Mi è capitato con un libro - distante anni luce dai miei gusti, ma che mi è piaciuto moltissimo. Ve lo consiglio. Ma un libraio indipendente non può permettersi sconti del venti o trenta per cento. Voglio dirvi qualcosa? sì. Restringere l'offerta è perdere qualcosa. Qualcosa di grosso. Non lamentatevi di Twilight.
E Twilight.
E Twilight.
E Twilight.
E Twilight.
E...
La tempesta perfetta è una cosa meravigliosa, se ci pensate. Onde mostruose, gorghi, maelstrom, spuma che schizza per decine di metri. Apocalisse. Immaginate di starci dentro.
Non una delle navi affondate e/o coinvolte furono risarcite dalle assicurazioni. La tempesta del 31 ottobre 1991 fu definita "imponderabile". Ergo: la polizza non vale. Cazzi vostri.
Si può fermare la tempesta perfetta? no.
Si può fermare la stupidità umana? no.
Si può ragionare? Sì.
C'è un modo. Un solo modo che mi sia venuto in mente, per poter salvare capra & cavoli e allo stesso tempo costringere le case editrici a darsi una svegliata. Il sistema francosouthtyrolese.
In ogni quartiere, una biblioteca. La biblioteca - al contrario delle librerie indipendentei e non - non ha come scopo il guadagno, ma la diffusione. I dati ce lo confermano. Più biblioteche, più lettori, più libri venduti. La mia città ne è un esempio. Nemmeno centomila abitanti, una biblioteca a quartiere, ottime biblioteche, e una quantità spropositata di librerie. Catene e indipendenti.
Abolire la possibilità di sconto, ma introdurre un sistema obbligatorio di deprezzamento per fasce di prezzo. Il libro esce e costa venti euro. Dopo sei mesi ne costa quindici, dopo un anno, dieci. O meno. E' il sistema adottato in Francia. In questa maniera il costo dei libri diventa molto più accessibile, le case editrici pur di guadagnare devono ingegnarsi ad alzare la qualità (o se non altro a migliorare il marketing) e i libri vivono di più. Non i soliti tre - sei mesi e poi ciao, addio.
Oppure c'è un'altra possibilità per chi voglia fare lo scrittore in maniera professionale (nel senso più ampio e difficile del termine [e il primo che confonde "scrivente" con "scrittore" può andare a farsi fottere]). Bellissima se ci pensate. Tornare a fare i poeti di corte.
Tipo questo signore qui.
In questi giorni mi sono arrivate un po' di mail. Qualcuna, molto simpatica, mi chiedeva se Jena Metzgeray avesse un alibi per il 6 Novembre. La risposta è ovvia. No, non ce l'ha. Un paio, casualmente di due giovani donne, casualmente entrambe libraie (di cui una a me molto cara), erano molto "sul pezzo". Ovvero: ebook, sconti, librerie, catene... Libri.
Si poteva prevedere la tempesta dell'Halloween del 1991? No. Non lo era all'epoca e non lo sarebbe adesso. Presente l'Effetto Farfalla? Quella roba lì. Troppe variabili. Troppe variabili tutte insieme. Questione di probabilità. Probabilità minime.
Chiedermi cosa ne penso del lettore di ebook è una domanda che non ha un granchè senso. Cos'è un lettore ebook? Una tecnologia. Ehi GL, che ne pensi del tostapane? Dipende dall'uso che ne fai. Se me lo dai in testa, bè, non prendertela se poi m'incazzo. In linea di massima penso che il vantaggio maggiore sia quello di abbattere meno alberi. Che male non fa. Ma il lettore ebook è un po' più di un tostapane. E' più simile ad una Beretta. E il dito sul grilletto ce l'avranno - fra breve - milioni di italiani. Come ce l'hanno, già adesso, milioni di americani, inglesi e via così. La bocca da fuoco è sulla tempia di un mucchio di persone. E siccome ho visto due volte di troppo Il Cacciatore, temo di sapere che fine farà quel mucchio di persone.
Bang.
Non prendiamoci in giro. Quando si può ottenere qualcosa gratuitamente, lo si prende. E' successo per la musica e succederà per i libri. Ci sarà anche qualcuno che imbastirà un bel po' di "buoni motivi", ma saranno sempre e comunque buoni motivi per farsi i cazzi propri. E cioè non pagare il lavoro di altri. Chi ci guadagnerà? Chi ha già un mucchio di quattrini. I Nine Inch Nails possono permettersi di fare dischi e lasciarli scaricare gratuitamente. Ottima pubblicità, il conto in banca di Reznor è già bello grasso e in più ci sono i live. Un concerto non lo puoi scaricare gratuitamente. Mi si può dire che gente come i Wu Ming già mette a disposizione i propri testi in maniera gratuita. E non perdono copie vendute. Ovvio: leggere seicento pagine dallo schermo di un computer è una cosa da suicidi. Farlo da un Kindle sarà molto, molto diverso. Riparliamone fra 3 anni.
Azione: emorrargia di guadagni. Reazione delle case discografiche (o editrici, se seguite il mio ragionamento): costruiamo tanti piccoli Britney Spears. E l'oceano diventa sempre più rosso.
La tempesta perfetta non toccò petroliere o portaerei. Colpì pescatori. Senza Canalis.
Non so voi, ma una cosa che trovo straordinaria è la possibilità di entrare in un negozio e trovare quello che NON stavo cercando. Mi capita nelle librerie. Il libraio, che non è un commesso, cerca di capire i miei gusti e mi indirizza verso libri che pensa potrebbero interessarmi. Nelle catene o su IBS e simili, io trovo quello che cerco. Mi è capitato con un libro - distante anni luce dai miei gusti, ma che mi è piaciuto moltissimo. Ve lo consiglio. Ma un libraio indipendente non può permettersi sconti del venti o trenta per cento. Voglio dirvi qualcosa? sì. Restringere l'offerta è perdere qualcosa. Qualcosa di grosso. Non lamentatevi di Twilight.
E Twilight.
E Twilight.
E Twilight.
E Twilight.
E...
La tempesta perfetta è una cosa meravigliosa, se ci pensate. Onde mostruose, gorghi, maelstrom, spuma che schizza per decine di metri. Apocalisse. Immaginate di starci dentro.
Non una delle navi affondate e/o coinvolte furono risarcite dalle assicurazioni. La tempesta del 31 ottobre 1991 fu definita "imponderabile". Ergo: la polizza non vale. Cazzi vostri.
Si può fermare la tempesta perfetta? no.
Si può fermare la stupidità umana? no.
Si può ragionare? Sì.
C'è un modo. Un solo modo che mi sia venuto in mente, per poter salvare capra & cavoli e allo stesso tempo costringere le case editrici a darsi una svegliata. Il sistema francosouthtyrolese.
In ogni quartiere, una biblioteca. La biblioteca - al contrario delle librerie indipendentei e non - non ha come scopo il guadagno, ma la diffusione. I dati ce lo confermano. Più biblioteche, più lettori, più libri venduti. La mia città ne è un esempio. Nemmeno centomila abitanti, una biblioteca a quartiere, ottime biblioteche, e una quantità spropositata di librerie. Catene e indipendenti.
Abolire la possibilità di sconto, ma introdurre un sistema obbligatorio di deprezzamento per fasce di prezzo. Il libro esce e costa venti euro. Dopo sei mesi ne costa quindici, dopo un anno, dieci. O meno. E' il sistema adottato in Francia. In questa maniera il costo dei libri diventa molto più accessibile, le case editrici pur di guadagnare devono ingegnarsi ad alzare la qualità (o se non altro a migliorare il marketing) e i libri vivono di più. Non i soliti tre - sei mesi e poi ciao, addio.
Oppure c'è un'altra possibilità per chi voglia fare lo scrittore in maniera professionale (nel senso più ampio e difficile del termine [e il primo che confonde "scrivente" con "scrittore" può andare a farsi fottere]). Bellissima se ci pensate. Tornare a fare i poeti di corte.
Tipo questo signore qui.
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lunedì 9 novembre 2009
venerdì 6 novembre 2009
Di croci e teste di morto
A Strasburgo la Corte Europea ha dichiarato illeggittima l'esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche. Questione annosa di lana caprina. E siccome le capre (anzi, i capri - possibilmente neri e con gli occhi tipo Gus se gli dite che il rap è una figata) mi piacciono assai ho voglia di dirvi la mia.
Che è riassumibile in: questa sentenza è una stronzata.
Come la maggior parte degli italiani sono stato educato da "cattolico" (per quanto questa parola possa avere un significato - anche se ne dubito) poi me ne sono discostato. Anzi, e ci tengo a sottolinearlo, mi sono discostato da tutte le religioni. Non mi piacciono. Non sono altro che sistemi di controllo un zinzino più raffinati delle catene alla caviglia, ma molto - molto - più pericolose. Non sta a me sottolineare la veridicità di questa affermazione, come non sta a me dimostrare l'esistenza di qualche divinità. Frega niente. Zero. Punto. Portate i vostri volantini fuori dalla mia cassetta delle lettere, ok? Qui stiamo parlando di altro.
Nella mia cerchia di conoscenti ho la fortuna di avere a che fare con persone fra le più disparate: neocatecumenali, cattolici all'acqua di rose, mussulmani, induisti, atei e persino qualche milanista. La loro fede non mi disturba.
Non mi disturba perchè queste persone vivono la propria religiosità all'interno dei confini del Codice Penale. L'induista non fa sacrifici alla dea Kalì, i mussulmani non sgozzano giornalisti, i cattolici non danno fuoco alla mia libreria, i neocatecumenali non mettono bombe negli ospedali, gli atei non complottano per distruggere il Duomo di Bolzano. E i milanisti, più che altro, hanno altro a cui pensare. Al derby, ad esempio (haha).
Nota Bene: su TUTTE queste forme di autoipnosi ho parecchio da ridire. Ma qui non si parla di religione.
La democrazia è una questione di eleganza. Se ho un amico vegetariano a cena, non gli rifilo il rognone. Se ho un amico mussulmano a pranzo di certo non preparo braciole di maiale. Se ho un milanista a cena non mi metto a parlare di calcio. E' una questione di buone maniere. Di eleganza.
La maggioranza degli abitanti di questo paese è legata, in un modo o nell'altro a quel crocifisso. Coniugato e declinato in mille modi diversi. Mormoni, protestanti, cattolici, greco-ortodossi ne sono i discendenti diretti. Per i mussulmani Cristo è una grande figura di riferimento. Gli indù... ragazzi gli indù sono politeisti, uno più - uno meno... Per i metallarisatanisti come me i crocifissi sono un must. Persino per i comunisti duri e puri Cristo è una figura da guardare con ammirazione. Quante volte lo hanno usato per convicere operai e contadini della bontà del caro vecchio Marx?
Il fatto che non ci siano prove della sua esistenza in questo caso, non c'entra un fico. Anche il Dent de Nuit non esiste, ma se leggere di Caius ha fatto piacere a qualcuno, lo ha sollevato per qualche ora dalle preoccupazioni della quotidianità - per quel che mi riguarda, il Dent esiste.
La democrazia è stata lesa da questa sentenza. Lesa nella maniera più imbecille possibile. Lasciando aperta la porta ai barbari del "l'Europa è una merda". Non è vero, è una gran cosa. Se rimane ciò che è: un baluardo della democrazia. La camicia di forza per contrastare l'hobby preferito degli europei: il massacro fratricida.
Questa sentenza dice che siccome UNA persona (seguita comunque da una minoranza di persone - in Europa, non solo in Italia) è infastidita dal crocifisso, allora TUTTI non possono averlo. E' come se i vegetariani invece di lottare per il sacrosanto diritto di poter avere un menu che rispetti la loro scelta in ogni mensa e/o ristorante, lottassero perchè TUTTI non potessero mangiare carne. Si chiamerebbe fascismo.
Qualche anno fa lo stesso problema fu affrontato (e risolto in dieci minuti) da due amici che condividevano lo stesso bugigattolo-da-studente-universitario. Uno non credente, l'altro sì. Invece di azzannarsi o di rompere un'amicizia decisero di comprare la riproduzione di un crocifisso di Giotto (se non erro). Per uno sarebbe stato simbolo di fede, per l'altro un capolavoro dell'arte.
Questa è democrazia.
Che è riassumibile in: questa sentenza è una stronzata.
Come la maggior parte degli italiani sono stato educato da "cattolico" (per quanto questa parola possa avere un significato - anche se ne dubito) poi me ne sono discostato. Anzi, e ci tengo a sottolinearlo, mi sono discostato da tutte le religioni. Non mi piacciono. Non sono altro che sistemi di controllo un zinzino più raffinati delle catene alla caviglia, ma molto - molto - più pericolose. Non sta a me sottolineare la veridicità di questa affermazione, come non sta a me dimostrare l'esistenza di qualche divinità. Frega niente. Zero. Punto. Portate i vostri volantini fuori dalla mia cassetta delle lettere, ok? Qui stiamo parlando di altro.
Nella mia cerchia di conoscenti ho la fortuna di avere a che fare con persone fra le più disparate: neocatecumenali, cattolici all'acqua di rose, mussulmani, induisti, atei e persino qualche milanista. La loro fede non mi disturba.
Non mi disturba perchè queste persone vivono la propria religiosità all'interno dei confini del Codice Penale. L'induista non fa sacrifici alla dea Kalì, i mussulmani non sgozzano giornalisti, i cattolici non danno fuoco alla mia libreria, i neocatecumenali non mettono bombe negli ospedali, gli atei non complottano per distruggere il Duomo di Bolzano. E i milanisti, più che altro, hanno altro a cui pensare. Al derby, ad esempio (haha).
Nota Bene: su TUTTE queste forme di autoipnosi ho parecchio da ridire. Ma qui non si parla di religione.
La democrazia è una questione di eleganza. Se ho un amico vegetariano a cena, non gli rifilo il rognone. Se ho un amico mussulmano a pranzo di certo non preparo braciole di maiale. Se ho un milanista a cena non mi metto a parlare di calcio. E' una questione di buone maniere. Di eleganza.
La maggioranza degli abitanti di questo paese è legata, in un modo o nell'altro a quel crocifisso. Coniugato e declinato in mille modi diversi. Mormoni, protestanti, cattolici, greco-ortodossi ne sono i discendenti diretti. Per i mussulmani Cristo è una grande figura di riferimento. Gli indù... ragazzi gli indù sono politeisti, uno più - uno meno... Per i metallarisatanisti come me i crocifissi sono un must. Persino per i comunisti duri e puri Cristo è una figura da guardare con ammirazione. Quante volte lo hanno usato per convicere operai e contadini della bontà del caro vecchio Marx?
Il fatto che non ci siano prove della sua esistenza in questo caso, non c'entra un fico. Anche il Dent de Nuit non esiste, ma se leggere di Caius ha fatto piacere a qualcuno, lo ha sollevato per qualche ora dalle preoccupazioni della quotidianità - per quel che mi riguarda, il Dent esiste.
La democrazia è stata lesa da questa sentenza. Lesa nella maniera più imbecille possibile. Lasciando aperta la porta ai barbari del "l'Europa è una merda". Non è vero, è una gran cosa. Se rimane ciò che è: un baluardo della democrazia. La camicia di forza per contrastare l'hobby preferito degli europei: il massacro fratricida.
Questa sentenza dice che siccome UNA persona (seguita comunque da una minoranza di persone - in Europa, non solo in Italia) è infastidita dal crocifisso, allora TUTTI non possono averlo. E' come se i vegetariani invece di lottare per il sacrosanto diritto di poter avere un menu che rispetti la loro scelta in ogni mensa e/o ristorante, lottassero perchè TUTTI non potessero mangiare carne. Si chiamerebbe fascismo.
Qualche anno fa lo stesso problema fu affrontato (e risolto in dieci minuti) da due amici che condividevano lo stesso bugigattolo-da-studente-universitario. Uno non credente, l'altro sì. Invece di azzannarsi o di rompere un'amicizia decisero di comprare la riproduzione di un crocifisso di Giotto (se non erro). Per uno sarebbe stato simbolo di fede, per l'altro un capolavoro dell'arte.
Questa è democrazia.
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giovedì 5 novembre 2009
World Painted Blood
E' l'heavy metal, alla fine, a salvarti. Come sempre ha fatto.
Una colonna sonora d'acciaio. Che ti salva la vita.
(Che l'enigma ti sia lieve, piccola.)
World Painted Blood è l'ultimo album degli Slayer. Gli Slayer sono la "cosa in sè" del metallo pesante. Sono, semplicemente, imprescindibili. Hanno fatto il genere. Le chitarre di Hanneman e King, la voce al vetriolo di Araya, la batteria di Lombardo... Hanno avuto alti e bassi, sono sulla piazza da troppi anni, è fisiologico. Hanno scritto dei monumenti alla follia. L'hanno fatto forgiando riff e doppia cassa nell'acciaio fuso. Chi ha conosciuto Tom Araya sa che si tratta di una persona particolare. Il termine esatto è "urbano", uno - come mi disse Luca Signorelli - che potresti tranquillamente presentare alla zia bacchettona. Uno che scrive rime da far venire i capelli bianchi. Chi conosce gli Slayer sa a cosa mi sto riferendo, per tutti gli altri... questo. Sì, ma com'è il nuovo album degli Slayer? la risposta semplice sarebbe: Slayer. Punto. In realtà, la prima volta che ho ascoltato quest'album ho storto il naso. L'unica cosa che mi aveva colpito positivamente era (ed è) la produzione. Scarna, cruda. Niente chitarre iperpompate come vanno di moda adesso. E quella batteria. Mostruosa. Poi l'ho riascoltato. Sono gli Slayer, capite, glielo devo. E riascoltato. E riascoltato. E' un grande album. Ci sono dei filler, delle canzoni un po' buttate lì (tipo Unit 731, che suona tanto come contentino hardcore per il buon Hanneman). Ma è un grande album che trasuda ferocia (provate ad ascoltare il respiro di Araya, quel raspare sordo che che ti scortica i nervi, quella voce che non è semplicemente incazzata, è sarcastica) e classe (le invenzioni alla batteria di Lombardo sono la dimsotrazione che fare il batterista non è questione di palestra e amfetamine). Per la prima volta, o quasi, si distingue bene il suono del basso, cosa strana per i quattro - loro sì, davvero - Cavalieri dell'Apocalisse. E poi ci sono i pezzoni. Quelli che dal vivo faranno macelli. La title-track, ma anche "Beauty Through Order" rallentata e sincopata, la tiratissima "Hate Wolrdwide", "Public Display Of Dismemberment" che l'Uomo Nero alle volte spalle con le terzinate di King che tanto fanno sbavare noi Slayeriani, "Human Strain" dissonante e sinistra (e forse la mia preferita dell'album) fino all'ultima canzone del disco "Not Of This God".
Non è un capolavoro, ma è un album in cui gli Slayer danno una lezione di cosa sia - sul serio - il Metallo.Una colonna sonora d'acciaio. Che ti salva la vita.
(Che l'enigma ti sia lieve, piccola.)
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mercoledì 4 novembre 2009
Vaffanculo Confucio
Scrivere è un'esorcismo e un'evocazione. Si evocano i fantasmi per poterli esorcizzare. Butti fuori un po' di sangue per sentirlo meno nero. Nelle vene, ma soprattutto nei pensieri.
I pensieri sono una brutta cosa, alle volte. I pensieri hanno il brutto vizio di portarti in vetta al ghiacciaio. Nudo. E non c'è Soccorso Alpino, da quelle parti.
Meglio non pensare. Lo diceva anche Confucio, oltre che il tizio che nel mio quartiere chiamavano... diciamo lo "Zio", okay? - è dentro per una lista così di reati. A modo suo, un filosofo.
Scrivere è buttare fuori senza dover guardare le persone negli occhi. Scrivere è scrivere per i morti e i morti non li incontri per strada. I morti non hanno senso. La scrittura non ha senso. Nichilista?
Forse.
Ma ci sono momenti (e ieri è stato uno di questi ed oggi è stato uno di questi e domani sarà ancora peggio), in cui ti scopri carne. E basta. Sai di esserlo. Lo sai. Ma poi hai un momento di chiarezza. Peggio. Lo vedi in uno specchio. Lo vedi negli occhi di chi non dovrebbe nemmeno conoscere l'esistenza di quel ghiacciaio. Quello stesso momento di chiarezza. Centuplicato. Vedi dispiegato in quegli occhi che tutto è ciò che è: caos. Beffardo. Basta uno starnuto e la carne colassa. Uno starnuto. E non c'è Dante a tenerti la mano. Non c'è Michelangelo. Non c'è Socrate. Nemmeno un merdosissimo Baricco.
Non un cazzo di San Bernardo in vista.
C'è silenzio nell'ultimo posto in cui dovrebbe esserci silenzio.
Telefoni che squillano a vuoto. Sguardi che s'incrociano. Un attimo.
Domande che non hanno risposta. Perchè la risposta è una sola. E non la vuoi sentire.
Nessuno la vuole sentire.
Si scrive - io scrivo - per non pensare. E si legge per non pensare. Perchè fa freddo sulla vetta di quel ghiacciaio. Che è senza luce, gelido e per niente epico. Questa è la verità, cruda come gli occhi di un morto.
Il pensiero precede la scrittura. Il pensiero si avventa sulla carcassa di quello che scrivo (nata morta) subito dopo aver alzato le mani dalla tastiera. E' per questo che oggi non ho molto da scrivervi. Dovrei raccontarvi di troppe cose. Qualcuno di voi lo sa, altri no. Bè, vaffanculo, ci vogliono troppe parole per spiegare.
E nessuna - nessuna - che abbia un senso.
martedì 3 novembre 2009
Dead Air
La morte, dice Pasolini, è una mera questione di montaggio
come la testa di Kennedy - fa dimenticare un sacco di cose.
La morte è un posto in cui non ti puoi nascondere
in cui non c'è verità - nemmeno il suo contrario.
La morte è morte.
La morte, dopotutto, è una questione di statistiche.
Cento su cento, prima o poi - in effetti - muore.
A undici anni, non hai nulla da montare
un gelato
un banco
una parola
E poi?
A undici anni la morte è quello che è.
Stronza.
come la testa di Kennedy - fa dimenticare un sacco di cose.
La morte è un posto in cui non ti puoi nascondere
in cui non c'è verità - nemmeno il suo contrario.
La morte è morte.
La morte, dopotutto, è una questione di statistiche.
Cento su cento, prima o poi - in effetti - muore.
A undici anni, non hai nulla da montare
un gelato
un banco
una parola
E poi?
A undici anni la morte è quello che è.
Stronza.
Pubblicato da
D'Andrea G.L.
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La morte è porca.
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