domenica 19 giugno 2011

So It Goes

Questo è il mio ultimo post. Come vedete ho cancellato tutti i contenuti, tranne quello di ieri. Lo lascio perché vi sia chiaro il motivo per cui abbandono la Realtà 2.0.

Ieri un ragazzino ha commesso un reato sul mio blog. Spacciandosi per Lara Manni ha scritto delle merdate con lo scopo (parole sue) di divertirsi un po’ durante un sabato pomeriggio di noia. Per mia fortuna Lara è un’amica. Avvertita al telefono ha preso le sue contromisure e il ragazzo si è scusato. Perché dico per fortuna? Perché a norma di legge è il tenutario del blog ad essere penalmente responsabile dei suoi contenuti, commenti compresi. Se Lara avesse denunciato alla Postale il reato (il furto d’identità è un reato penale, non civile) il sottoscritto sarebbe finito sotto processo. Questo avrebbe avuto delle pesantissime ripercussioni sulla mia vita personale.

E’ questo il motivo per cui mollo la Rete?

Non solo.

Ce ne sono altri due. Primo. Sono stufo di vedere il mio nome usato come bersaglio. E non si tratta di ragazzini. Si tratta di persone adulte che spesso hanno delle posizioni di responsabilità nella vita reale. Insegnanti, ad esempio. I ragazzini arrivano dopo, si fanno trascinare – rischiando di fottersi la vita con una macchia sulla fedina penale e/o una segnalazione ai Servizi Sociali.

Perché lo fanno? “Perché così fan tutti”.

Grazie al “così fan tutti” (a cui hanno partecipato e tuttora continuano a partecipare vari tenutari di blog e forum di sedicenti “esperti” e/o “critici”) sono state messe in giro delle voci su di me che sono al limite (e oltre) della calunnia e della diffamazione. Su di me, non sui miei libri.

Grazie al “così fan tutti” ho ricevuto minacce di morte. Scherzose? Semplici goliardate? A me non hanno fatto ridere. E nemmeno alle persone che mi volevano bene.

Grazie al “così fan tutti”, non troppo tempo fa, ho negato un’intervista a delle persone che consideravo amiche. L’ho fatto perché ho un’etica. Un’etica che va anche contro il mio stesso interesse. Un’intervista, dopotutto, è pur sempre pubblicità. Per quanto mi riguarda la mia etica personale vale più di una manciata di copie vendute in più.

Il secondo motivo è di carattere più personale.

Mi avete deluso. Profondamente.

Ero consapevole del fatto che per molti di voi, almeno il 90%, questo luogo virtuale altro non fosse che un passatempo per farsi due risate durante i momenti buchi in ufficio o durante le ore di studio. Credevo però che esistesse un dieci per cento realmente interessato a ciò che scrivevo.
Per questo dieci per cento ho tenuto duro e sono andato avanti seguendo quello che credevo fosse giusto fare.
Sono stato l’unico in tutta la Rete a parlare dall’interno di ciò che accade nel mondo editoriale, facendolo con cognizione di causa e con il mio nome e cognome perché anche se a qualcuno potrebbe far schifo, anche se provo imbarazzo a doverlo scrivere, sono uno scrittore pubblicato in mezzo mondo e qualche ideuzza su come vanno le cose ce l’ho.
Mi sono incaponito a credere che fosse nell’interesse degli scrittori e dei lettori capire, comprendere come davvero funzionino certi meccanismi per poi poterli, pian piano, modificare. Per questo ho inghiottito un mucchio di rospi, ricavandone anche danni (danni) al mio lavoro. Mi sono incaponito pur sapendo che il 99% dei lettori del Wunderkind non si trova in Rete e che quindi avrei potuto fregarmene. Credevo però, che la Rete fosse un formidabile strumento di cambiamento.

Cazzate.

Gli stessi ragionamenti fatti da quelli che si autoproclamano “anticorpi” del mondo editoriale-culturale vengono fatti proprio da quelle persone che il mondo editoriale-culturale l’hanno trasformato in una fogna. E che in quella fogna ci mangiano alla grande (gli stessi che stanno leggendo proprio in questo momento – lo so che sono monitorato molto attentamente - e voi che mi monitorate passo-passo sapete anche che non c’è in questo post alcun estremo per una querela, non avrete questa soddisfazione da me, però io so chi siete e voi sapete chi sono e tanto mi basta per potermi guardare allo specchio senza avere i brividi).

Buffo, no? Quasi quanto il fatto che l’ultima immagine di questo blog, sia quella di un celerino.

Lasciatemi continuare a divagare, dopotutto questa è l’ultima volta che leggete qualcosa di mio senza dover pagare un prezzo di copertina.

Ebbene: quel 10% esisteva solo nella mia testa. Non esiste. L’ho capito ieri. Le persone che mi hanno dimostrato la loro solidarietà si contano sulle dita di una mano monca. Guardate pure i commenti. La maggior parte di essi sono di giustificazione del ragazzino. Ce ne sono (giustamente) molti di solidarietà a Lara. A GL è arrivata una mail. Una sola. Una sola persona si è chiesta “Ma come è possibile che si arrivi a compiere un reato penale nei confronti di GL?”. Una sola persona ha pensato “GL ha rischiato un processo”. Una sola persona ha pensato – molto più umanamente – “Come sta GL?”.

Dover cancellare i post degli ultimi tre anni mi ha fatto male. E’ stato come dover bruciare un album di fotografie. Provate a farlo.

Molto più male lo fa dover scrivere queste parole.

Del Wunderkind informatevi altrove. Da me non riceverete alcuna parola.

Lasciatemi salutare i pochi, pochissimi, esseri umani che ho incontrato grazie a questo blog. A loro dico: tranquilli, ci incontreremo dal vivo, al telefono, su Skype o via mail. Non cambia niente. Non sono morto. E’ morta la mia voglia di Rete, non io.

Infine, miei cari: il blog è chiuso, il mio sito non verrà aggiornato, il mio profilo Facebook attende un bel repulisti – d’ora in poi accetterò solo l’amicizia di persone che ho conosciuto nella vita reale, ne ho le scatole piene di quelli che usano il mio profilo per farsi i cazzi miei, cercare materiale da gossip o leccarmi il culo. In altre parole: il mio esperimento di orizzontalità pubblica si conclude qui.

Adesso, come sempre: stivali, una bella strada asfaltata. E andate tutti al diavolo.

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